E’ stato  presentato il piano immobiliare che interesserà il quartiere dove vivo, ovvero l’isolato fra via Procaccini, via Bramante e via Niccolini. La zona di fronte al cimitero monumentale e la fabbrica del vapore.

Alla presenza di tre assessori di questa giunta, è stato presentato un piano per la realizzazione di tre ecomostri da otto piani, 40 metri di altezza, davanti a un monumento storico. In barba al piano regolatore, di cui è stata addirittura chiesta una variante, in nome di non si capisce quale urgenza pubblica.

Ben tre isolati usurpati, completamente devastati da una edilizia nata già decadente, già vecchia, già posticcia. Nel cuore di uno dei pochi quartieri milanesi.

A questo punto viene da chiedersi alcune cose, sul progetto e sulla giunta.

 

 

La teoria del giardinetto

 

Decenni di teorie urbanistiche di sinistra (facciamo autocritica) hanno prodotto le mostruose periferie di questo paese. Per garantire aria e giardini a ogni edificio (mantenendo immutati densità e profitto), si sono costruiti mostri enormi, staccati tra di loro da decine di metri, intervallati da nonluoghi spacciati come “verde urbano”. In realtà sono stati costruiti palazzi invivibili, appoggiati su centinaia di metri quadri di panchine per spacciatori, intrecciati da strade senza negozi e marciapiedi a mollo nel vuoto.

Le Corbusier aveva sbagliato, diciamolo, non si offenderà nessuno. Torniamo a costruire con palazzi attaccati, cortili al centro, e volumetrie piccole. Se questo significa perdere qualche panchina o fontanella, pazienza, ne acquistiamo in vivibilità, e cielo sopra la testa.

Meglio avere una buona edilizia senza verde (come nei centri storici) che una pessima edilizia piena di parchetti tristi (le periferie).

L’enorme albergo di nove piani nell’ex area dell’Enel è uno scempio. In quello spazio enorme potrebbero nascere edifici a impatto minore, bassi, in linea con il disegno urbanistico e le vie circostanti. Non ha nessun senso creare un ecomostro per avere una fontanella in più. E non ha nessun senso avere un giardinetto davanti a un ecomostro. Perché sarebbe un giardinetto mostruoso. Come tutti i deserti giardinetti di Milano.

 

 

Conservazione o innovazione

 

Secondo il progetto, il bellissimo edificio dell’Enel di fronte alla fabbrica del vapore verrà raso al suolo per ricostruirne un altro.

Questa potrebbe essere una buona notizia: l’audacia di pensare architetture nuove e funzionalmente innovative è più importante della conservazione dell’esistente.

Ma, ahimè, non è così: si costruisce un palazzo identico, semplicemente molto più brutto. La bruttezza non è un valore indicizzabile per legge, ma è un parametro non da poco. E quell’edificio è un edificio semplicemente orrendo.

O si innova, e si pensa a un grande edificio progettato da un grande architetto, oppure (data l’identica volumetria e quindi ritorno economico) conserviamo la bellissima architettura già esistente. Costruire tanto per costruire non è una bella cosa.

 

Parcheggi

 

Costruire un parcheggio di 240 posti fra due vie come Niccolini e Fioravanti ha lo stesso effetto funzionale ipotizzabile nel far confluire il Rio delle Amazzoni in una grondaia.

Per chi non ci fosse mai stato, in via Niccolini e via Fioravanti non ci si passa comodamente nemmeno con un triciclo. Il genio che ha progettato l’ingresso del parcheggio su quel lato (e non su via Procaccini) andrebbe semplicemente indagato per disabilità mentale.

 

 

Le cose col proprio nome

 

“Galleria di inverno” è un passaggio coperto con negozi. Così come il “bosco” di Renzo Piano era un giardino, e il “bosco verticale” di Boeri è un grattacielo con i balconi.

Se cominciamo a chiamare le cose col proprio nome, facciamo un favore all’intelligenza e all’onesta.

 

 

 

Qualità architettonica

 

Perché un’operazione immobiliare di tale entità, che addirittura necessita di una variante del piano regolatore e avverrà in spazi per metà pubblici, nel centro storico di una delle città più importanti d’Europa, non viene affidata a uno studio di progettazione parimenti importante?

Con tutto il rispetto per la persona, Perotta è uno dei peggiori progettisti di questo paese. È lo stesso che ha progettato la stazione di Bovisa e l’ospedale San Paolo, due scempi cittadini dopo i quali è giusto che questa città non gli affidi più niente. Lo si dica senza mezzi termini. La pessima architettura è un danno sociale, antropologico, civile e culturale. Lo spazio è politica, è cultura, e non è tollerabile che lo Studio Perotta, abbia ancora mano libera negli spazi che sono di tutti noi.

Ammesso che si vogliano mantenere queste volumetrie e queste funzioni, è lecito pensare che Milano abbia in seno un po’ più di amore per se stessa e che assegni il disegno di quelle funzioni ad un architetto di valore. Milano deve volersi bene, deve volere bene ai suoi luoghi, e desiderare che il compito di pensarli e di disegnarli sia affidato a mani sapienti.

Questo è, davvero, il minimo indispensabile se vogliamo avere per i nostri figli una città bella, vivibile, e degna del suo nome.

 

 

Riviste

 

A milano operano le migliori riviste di architettura del mondo. È  forse arrivato il momento che si occupino di questa città. Pubblicare le meraviglie che si ergono in giro per il mondo è importante, ma è nullo se si dimentica la responsabilità critica con cui si vigila sul proprio territorio.

 

La giunta

 

Bisogna chiedere con forza, con molta forza, che questa giunta riveda il progetto. Per quello che è possibile fare. Ristudiando almeno in parte le altezze, e affidando l’incarico a un progettista di chiara e riconosciuta qualità.

Questi sono dei segnali politici che non è possibile non dare. Governare un territorio vuol dire anche governarne i problemi, gli attriti, le forze in gioco, per quanto grandi siano. Vuol dire far valere un mandato e un interesse pubblico, rispetto ad un interesse privato, seppure legittimo.

Significa far valere il primato della politica, ed è un principio irrinunciabile, a cui non è possibile, soprattutto in questo momento, abdicare in favore di un pragmatismo pavido.

Questa giunta ha il difficile compito di governare il timone della città al timone di questo paese. Nei suoi gesti ci sono i significati politici e parte del destino di tutto il paese.

E questo richiede un’altezza, una forza e una fermezza senza cui nessuna primavera è possibile. Una saldezza di convinzioni che non può non essere granitica.

Se vi doveste fermare, per paura, davanti a piccoli immobiliaristi, è meglio lasciare quel timone in mani più salde e più forti.

 

 

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One Response so far.


  1. ocia87 says:

    Non potrei essere più d’accordo.

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